Giovedì 21/05/2026
a cura di Studio Meli S.t.p. S.r.l.
L’Agenzia Entrate ha avviato una nuova e massiccia operazione di controllo e promozione dell’adempimento spontaneo, che questa volta prende direttamente di mira i beneficiari di Aiuti di Stato e di aiuti in regime de minimis.
Con il recente Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 143075/2026, emanato il 14 maggio 2026, l’Amministrazione finanziaria ha infatti definito i criteri e il contenuto di una nuova e capillare tornata di comunicazioni di compliance.
Le missive stanno già pervenendo via PEC ai domicili digitali dei contribuenti coinvolti e vengono contestualmente messe a disposizione dei cittadini all’interno del proprio Cassetto Fiscale, nella sezione “L’Agenzia scrive”.
Il meccanismo che ha fatto scattare i controlli risiede nella mancata o errata iscrizione delle agevolazioni nei registri nazionali dedicati, ossia il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA), il SIAN (specifico per il settore agricolo) o il SIPA (riservato a pesca e acquacoltura).
L’Agenzia Entrate ha incrociato i flussi informatici e i dati indicati dai contribuenti all’interno dei modelli REDDITI, IRAP e 770 relativi al periodo d’imposta 2022. Da questo monitoraggio sono emerse numerose incoerenze e discordanze rispetto alla specifica disciplina agevolativa di riferimento. In estrema sintesi, a causa di questi errori nei dichiarativi ordinari, il sistema ha rifiutato l’iscrizione automatica del beneficio nei registri ufficiali. Non si tratta di una questione puramente formale o statistica: senza la corretta iscrizione in questi database, l’agevolazione rischia di essere revocata, con conseguenze economiche pesanti per l’attività.
Tra le anomalie puramente compilative, una delle più frequenti evidenziate dall’Agenzia riguarda l’uso improprio del codice aiuto residuale “999” nel quadro RS della dichiarazione dei redditi. Questo identificativo jolly è utilizzabile unicamente per indicare aiuti di natura fiscale automatica che non sono espressamente ricompresi e tipizzati nella “Tabella codici Aiuti di Stato” fornita dal Ministero. Molti contribuenti, tuttavia, lo hanno impiegato per dichiarare aiuti che in realtà possedevano un proprio codice specifico in Tabella.
A questa fattispecie si affiancano i classici errori di compilazione formale dei campi obbligatori del quadro RS, quali:
Codice attività ATECO
Settore di appartenenza
Codice Regione e Codice Comune
Dimensione dell’impresa e Tipologia dei costi sostenuti
In tutte queste ipotesi, la violazione di errore formale può essere sanata presentando una dichiarazione integrativa a rettifica, esponendo i dati corretti. Una volta eseguito l’invio, gli aiuti saranno regolarmente iscritti nei relativi registri (RNA, SIAN o SIPA) nell’esercizio finanziario successivo a quello di presentazione dell’integrativa stessa.
Ben più delicata è la seconda macro-categoria, che si configura laddove si riscontri un errore sostanziale. In questo scenario, l’iscrizione nei registri nazionali è stata rifiutata poiché il contribuente era privo dei requisiti essenziali richiesti dalla legge per il riconoscimento del beneficio.
L’esempio classico è quello di un aiuto concesso in via esclusiva agli operatori del comparto agricolo che viene invece indicato nel quadro RS da un contribuente che svolge un’attività totalmente differente. L’assenza del presupposto soggettivo rende l’aiuto illegittimamente fruito. In circostanze come questa, la regolarizzazione non si limita a una correzione di righi: il contribuente deve rettificare la dichiarazione originaria cancellando l’aiuto e procedere alla restituzione integrale del beneficio ottenuto, maggiorato di sanzioni e interessi di legge.
Sulle reali conseguenze della mancata o errata compilazione della sezione Aiuti di Stato del quadro RS sussistono forti divergenze interpretative tra l’Amministrazione finanziaria e i professionisti del settore.
Secondo le istruzioni ministeriali dell’Agenzia, l’esatta e completa indicazione degli aiuti nel prospetto rappresenta una condizione essenziale ai fini della legittima fruizione degli stessi. Di conseguenza, se il contribuente decide di ignorare la compliance e non rettifica i dati inesatti, l’iscrizione nei Registri non si perfeziona, determinando la decadenza dal diritto all’aiuto e il conseguente recupero dell’importo.
Al contrario, un solido orientamento della dottrina evidenzia come le istruzioni alla compilazione siano prive di una reale base normativa primaria. In assenza di una specifica previsione di legge, il disconoscimento totale del beneficio non potrebbe scaturire in automatico da una svista compilativa nel quadro RS, originando al massimo una sanzione fissa per dichiarazione inesatta. Nonostante il dibattito sia aperto, appare evidente che, al fine di scongiurare il rischio di accertamenti e recuperi ben più gravosi, la strada della regolarizzazione spontanea rimanga quella decisamente più opportuna.
Un aspetto normativo di fondamentale importanza riguarda il regime sanzionatorio applicabile, profondamente influenzato dalla data in cui le violazioni sono state commesse. Trattandosi di errori commessi nel periodo d’imposta 2022 (quindi antecedentemente al 1° settembre 2024), trovano applicazione le disposizioni sanzionatorie nella formulazione precedente alle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 87/2024. Il quadro che ne deriva è differenziato:
In caso di aiuto spettante (errore formale nel quadro RS): l’incompleta o inesatta compilazione del prospetto dà luogo alla sanzione fissa da 250 a 2.000 euro prevista dall’articolo 8, comma 1, del D.Lgs. n. 471/1997. Questa sanzione si applica una sola volta, a prescindere dal numero di violazioni commesse all’interno del prospetto. Ricorrendo al ravvedimento operoso (ex art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997), la sanzione base si abbatte a 1/6 del minimo, riducendosi a soli 41,67 euro. Il versamento va eseguito tramite Modello F24 utilizzando il codice tributo 8911, indicando come anno di riferimento il 2022.
In caso di aiuto non spettante: qualora sia necessaria la restituzione del beneficio, le sanzioni proporzionali sono decisamente più severe e vanno da un minimo del 100% ad un massimo del 200% dell’aiuto indebitamente fruito (art. 13, comma 5, D.Lgs. n. 471/1997). In questo caso andrà riversato l’intero ammontare dell’aiuto, maggiorato degli interessi calcolati al tasso legale annuo e della relativa sanzione proporzionale ridotta tramite ravvedimento.
Se la propria azienda dovesse ricevere una di queste comunicazioni di compliance, è essenziale muoversi con metodo e senza fretta. Un errore comune è pensare di poter rispondere direttamente alla PEC mittente dell’Agenzia delle Entrate: tale casella non è abilitata alla ricezione di messaggi. Qualsiasi comunicazione o elemento utile deve essere trasmesso esclusivamente con le specifiche modalità telematiche indicate all’interno della lettera stessa, direttamente o tramite intermediari incaricati.
La determinazione dell’esatta natura dell’errore (formale o sostanziale), il calcolo degli interessi legali e l’applicazione delle riduzioni da ravvedimento operoso richiedono competenze tecniche approfondite. L’obiettivo della compliance è proprio quello di consentire un allineamento spontaneo prima che l’ufficio emani atti impositivi ben più severi. Il consiglio per tutti i contribuenti è quindi quello di non tentare risoluzioni autonome, ma di sottoporre immediatamente la comunicazione al proprio Commercialista per analizzare la specifica posizione e pianificare la corretta strategia di regolarizzazione.